“Propongo un esercizio mentale. Immaginate il presidente di un’importante autostrada mentre rilascia un’intervista a un giornale. Immaginatelo con volto corrucciato perché sta dicendo che molte aziende fanno importanti profitti grazie alle sue autostrade. Come, per esempio, la nota azienda del lusso Hermoogles, che invia le sue pregiate borsette in tutto il mondo con una flotta di camioncini dedicati. O la Visoliber, la potente società di pubblicità che ogni giorno spedisce miliardi di messaggi in tutto il mondo grazie a legioni di pony express.
Eppure, dice il presidente, dei profitti di Hermoogles e Visoliber le autostrade non vedono un euro. Le autostrade ricevono in pagamento solo i “meri pedaggi” pagati dai mezzi di tali aziende, anche se investono somme molto importanti in manutenzioni e ampliamenti, a chiaro vantaggio anche di Hermoogles e Visoliber. Le autostrade, inoltre, stanno facendo grandi sforzi per sviluppare le Next Generation Highways (Ngh, nel gergo tecnico delle autostrade). Di questi grandi investimenti le aziende “parassite” profittano senza contribuire. Anzi: affollando e congestionando le corsie. È ora di cambiare, esclama il presidente. È ora che le autostrade salgano nella «catena del valore».”
Questo estratto dell’intervento di Juan Carlos De Martin ne “Il Sole 24 Ore” (http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-17/pedaggi-uguali-tutti-064612_PRN.shtml) credo esemplifichi al meglio la situazione paradossale che stiamo vivendo in questi anni.
Passando dalla fantasia al mondo reale, Franco Bernabè (Amministratore Delegato di Telecom Italia) esprime così il suo disappunto: “La sostenibilità della Internet del futuro non dovrà, né potrà, naturalmente, essere garantita attraverso un aumento dei prezzi al dettaglio – anche se una loro rimodulazione in funzione della qualità richiesta avrebbe effetti positivi sul welfare complessivo – ma attraverso meccanismi che aumentino la contribuzione degli over the top“.
Tornando alla dichiarazione di Juan Carlos De Martin, si nota come il problema non riguardi solo i competitor presenti, bensì vada visto soprattutto in ottica futura: “Non riguarda solo le Hermoogles e le Visoliber del presente. Le aziende con tasche profonde hanno risorse economiche e organizzative per arrivare ad accordi con tutte le principali autostrade del mondo. Il pericolo è per l’innovazione. La piccola startup Vuittahoo! (nome ipotetico), potenziale futuro competitor di Hermoogles, oggi deve solo pensare ad avere un prodotto o servizio competitivo. Un domani, per evitare che i propri camioncini arrivino sistematicamente dopo quelli di Hermoogles, dovrà mettere in conto una laboriosa e costosa serie di negoziati con tutte le autostrade del mondo. Una formidabile barriera all’ingresso, con effetti molto gravi”.
Dove sta la verità? Beh, credo che come nella maggior dei casi, la verità stia nel mezzo. È senza ombra di dubbio vero che i costi di sviluppo e gestione delle infrastrutture crescano in maniera elevata rispetto ai potenziali ricavi delle Telco: ma queste ultime si sono mai domandate quante persone effettivamente continuerebbero a pagare un canone per un piano dati flat, nell’eventualità in cui scompaiano per loro i “vantaggi” (relativamente a ciascun individuo) derivanti dai vari over the top, quali Google, YouTube, Facebook e compagnia bella?
D’altra parte lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione di un paese è un nodo cruciale per la sopravvivenza nel nuovo millennio: non si dovrebbe rimanere esclusi dal mondo informatizzato solo per qualche capriccio di un operatore di telecomunicazioni o per gli scarsi guadagni che ne potrebbe conseguire. Ma nemmeno si dovrebbe costringere un’azienda privata a fare il bene della comunità, quando questo significhi per lei essere anti-economica. E se le infrastrutture di una paese fossero pubbliche e finanziate dallo stato, con i vari operatori che andrebbero a pagargli il diritto di usufruirne? Questo punto spaventa un pò, specie in Italia, dove i lavori pubblici chissà come mai finiscono sempre (o meglio, non finiscono mai) nella peggiore delle ipotesi.
Personalmente credo che in un mondo ideale, l’ultima delle ipotesi paventata sia la migliore e l’unica perseguibile, ma sono bene quanto questo mondo non sia affatto ideale: dunque, facendo i conti con la realtà credo che purtroppo gli over the top verranno costretti a rendersi partecipi agli investimenti in infrastrutture, con tutti gli svantaggi per l’innovazione e la trasparenza che abbiamo discusso e l’unico vantaggio di essere maggior economico per l’utenza solo nel breve periodo.
Segnalo, per concludere, come il 10 e 11 giugno 2011 si tenga in Urbino l’annuale convegno NeutralAccess (http://blog.neutralaccess.net/), inerente tutti i temi esposti in questa breve disquisizione e molto altro ancora, per approfondire la propria conoscenza a riguardo e ricavare un’opinione personale che sia razionale e non dettata dall’ignoranza e dalla miscredenza.
Enjoy The Future